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2月11日 COSTITUZIONE FILO SOVIETICA ED ELUANA: una riflessioneChe la Costituzione italiana sia nata da un compromesso con la cultura filosovietica non è certo una novità, visto che i partiti democratici dovevano fare i conti con il Pci, ossia con il partito comunista più grande d'Occidente, e da tempo immemorabile si discute se sia giusto che la Repubblica italiana sia fondata sul lavoro e non sulla libertà. Dunque Berlusconi non ha proprio offeso nessuno quando ha detto che la nostra Carta fondante risente, nella sua formulazione, del clima postbellico e che fu condizionata nella sua stesura da alcuni costituenti formati alla scuola dei Soviet. Basti pensare che nella scorsa legislatura fu presentato da una parlamentare del Pd, la radicale Poretti, un disegno di legge di revisione costituzionale che chiede di modificare l'articolo 1 perché i costituenti ritennero necessario qualificare la Repubblica con l'aggettivo democratica, proprio come nei Paesi dell'est. Il primo articolo infatti recita: "L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro". Si trattò di una mediazione. I parlamentari del Pci, guidati da un Togliatti che era appena rientrato da Mosca, avrebbero voluto una formulazione ancora più "sovietica": "L'Italia è una repubblica democratica di lavoratori". Furono Fanfani e Moro a trovare la mediazione, proponendo il testo che fu poi approvato. I costituenti liberali si opposero, ma finirono in minoranza. Fu infatti bocciato il loro emendamento che proponeva un testo molto più in linea con le democrazie occidentali: "L'Italia è una Repubblica fondata sui diritti di libertà e sui diritti del lavoro". L'avevano proposto, tra gli altri, La Malfa e Silone. Ma non è l'unico caso, quello dell'articolo 1, su cui la sinistra in questi giorni sta portando avanti una polemica del tutto fuori luogo. Nel dibattito sul caso Englaro, anche ieri sera a Porta a porta, si è tentato di trovare nella Costituzione significati diversi rispetto a quelli finora riconosciuti, cercando di dimostrare la presenza di un "vuoto normativo". L'articolo 32 viene visto come la chiave di lettura di tutto e se ne denuncia la non attuazione: mancherebbe - si dice - una normativa che disciplini il pieno diritto all'autodeterminazione del paziente. Prima di invocarlo è però necessario capire come viene realmente inteso dalla nostra Costituzione e quali sono le situazioni che essa vuole tutelare. La nostra Carta ha un impianto personalista ed egualitario, come emerge dagli articoli 2 e 3. Questi principi sono innovativi rispetto alla concezione liberale, che vedeva la persona come semplice individuo riconoscendo il principio di uguaglianza in termini solo formali. I costituenti hanno ripensato invece questi concetti, considerando centrale il valore non solo dell'autonomia dell'individuo, ma anche delle relazioni e dei legami solidaristici, tutelando i rapporti familiari, religiosi, associativi. Dunque, il diritto della persona va inquadrato nel contesto dei valori della società che lo circonda, e quindi l'articolo 32 non può essere inteso come la chiave per arrivare a una sorta di suicidio assistito. Molti di coloro che sostengono la necessità di una legge contro l'accanimento terapeutico invocano, in realtà, una legge sull'eutanasia. Invece, l'articolo 32 afferma proprio il contrario, e cioè che non è possibile chiedere a un soggetto di compiere atti contro la vita di un altro. La mozione che il Pdl ha presentato oggi al Senato, così come l'impianto-base della legge presentata dal governo, tende giustamente a distinguere tra terapie e alimentazione. Se il rifiuto delle prime può essere inteso come un "no" all'accanimento terapeutico, questo non può valere per cibo e acqua. E' questo il vero vuoto normativo che va colmato, per evitare in Italia nuovi casi di eutanasia come quello di Eluana, introdotto surrettiziamente nel nostro ordinamento da un decreto della magistratura. Né sciacalli né assassini. Non almeno in Parlamento, dove i toni esagerati, nei momenti topici per il Paese, ci sono sempre stati, come in tutti i parlamenti del mondo; e chi oggi se ne scandalizza e si appella al politicamente corretto dovrebbe ricordarlo. O preferiamo la politica tutta salamelecchi e sussiego istituzionale? Non sciacalli e assassini, ma responsabilità sì. E qui l'elenco è piuttosto lungo, ed andrà fatto, non per imbastire processi ma per rendere conto, com'è giusto in democrazia, agli elettori sovrani e per non ripetere gli errori di questi giorni e di questi mesi. Sugli aspetti medici e sui possibili risvolti giudiziari della morte di Eluana, se il suo distacco sia stato troppo repentino o accelerato, indaga chi di dovere. Magistrati e medici che ci auguriamo stavolta non di parte: né pasdaran nell'eutanasia, né ultraortodossi dell'accanimento terapeutico. Ora non dovrebbe essere impossibile. Sulle responsabilità - non sulle colpe - della politica è giusto che rifletta e riferisca il Palazzo. E dunque non si può non partire dall'avvio della procedura di disidratazione e distacco dell'alimentazione su Eluana, che il disegno di legge del governo ha cercato di bloccare. Il governo è stato battuto sul tempo, ma ciò non sarebbe ovviamente accaduto se la corsa non fosse cominciata, se non fosse stata consentita. A questo mirava il decreto del 6 febbraio. Decreto bocciato preventivamente e successivamente da Giorgio Napolitano per incostituzionalità (si scontrava con una sentenza della Cassazione) e per mancanza dei requisiti di necessità e urgenza. Si è discusso a lungo di questo ultimo aspetto, a chi spetti decidere su che cosa è necessario ed urgente. Si è perfino arrivati a dire che attraverso quel decreto il governo e Silvio Berlusconi miravano ad attaccare il capo dello Stato e la Costituzione. Oggi la realtà mostra purtroppo che la necessità e l'urgenza c'erano, e che il decreto avrebbe "semplicemente" salvato una vita. Chi conosce Napolitano ne ha rispetto e sa quanto sia alieno dalle strumentalizzazioni che in questi giorni hanno invece caratterizzato la sua (ex?) parte politica. Napolitano non è mai stato uomo da barricate e da spettacolarizzazioni. Questo dovrebbe però indurlo, lui per primo, a riflettere sulle responsabilità delle istituzioni quando anziché guardare alla sostanza (la vita e la morte di Eluana) guardano eccessivamente alla forma: l'equilibrio dei poteri, il "rispetto" di una sfilza di pronunciamenti giudiziari, soprattutto l'ultimo, la Cassazione appunto, che come è noto si pronuncia anch'essa sulla forma, non sulla sostanza delle sentenze. Di forma in forma, di formalismo in formalismo, la politica è stata incapace di salvare una vita, scegliendo invece - da parte della sinistra - una strumentalizzazione assurda, la difesa della Costituzione, che oggi rivela tragicamente tutta la propria meschinità. Se Eluana non fosse morta ieri sera, oggi avremmo il Pd e Oscar Luigi Scalfaro a manifestare in piazza per difendere la Costituzione dalle "grinfie" di Berlusconi. Assurdo, no? E a proposito: qualcuno si è ricordato che la carta costituzionale, all'articolo 2, riconosce i diritti inviolabili dell'uomo (tra i quali quello della vita) come naturali, cioè non creati dallo Stato, ma ad esse preesistenti, stabilendo esplicitamente che le leggi devono garantire e provvedere a tali diritti? Comunque, l'epilogo di queste ore dimostra senza ombra di dubbio almeno tre cose:
Ovviamente c'è chi fin dall'inizio si è battuto perché Eluana morisse o fosse lasciata morire, o fosse indotta alla morte. Ed oggi quasi celebra la scomparsa della ragazza come una sorta di liberazione, se non di vittoria. Per alcuni è una posizione filosofica, che merita un certo rispetto anche da parte di chi non la condivide. Per molti altri, però, è pura ideologia, di nuovo strumentalizzazione, una cultura della morte con l'aggravante del doppio fine politico, che di rispetto ne merita ben poco. Ma, ripetiamo, non è questo il punto. Il punto riguarda le responsabilità ed i formalismi che mai come in questa vicenda hanno mostrato tutti i loro limiti. Se non si chiariscono i meccanismi decisionali che devono regolare i momenti cruciali del Paese (e la vita e la morte sono certamente tra questi), la tragedia e gli errori potranno ripetersi. Ed a proposito di responsabilità, qualcuno, nel Pd, e ancora di più nell'Udc, ha ricordato i ritardi, anche della maggioranza, nella legge sul testamento biologico. Impegnandosi, da parte della sinistra, a votarla oggi quella legge, assieme al centrodestra. Giusto anche questo, anche se occorre ricordare che la proposta di legge presentata in Senato è del Pdl, e ne riunisce e raccoglie altre 10 esistenti, alcune del Pd, alcune frutto del contributo di scienziati come Umberto Veronesi. C'è stato ritardo nel ricordarsi di quella proposta (peraltro depositata in commissione Sanità di palazzo Madama il 27 gennaio 2009, non un secolo fa), ed oggi c'è l'impegno del Pd a votare quel testo in modo bipartisan. Vedremo se stavolta la sinistra e l'Udc manterranno la parola, e se passata l'ondata di emotività di queste ore sapranno agire in modo coerente e responsabile. Vedremo soprattutto se la sinistra saprà liberarsi di quell'assurdo capovolgimento della realtà a cui abbiamo assistito in queste ore. E' stato detto, dalla sinistra, tra le molte parole pronunciate a sproposito, che l'intervento del governo avrebbe costituito un'ingerenza dello Stato nella libertà dell'individuo. Quasi che la libertà si identificasse con la morte di una persona. I fatti hanno dolorosamente dimostrato il contrario. Non la difesa dello Stato e dello statalismo, ma la difesa della vita, la maggiore espressione di libertà, aveva animato il governo. E non la difesa dell'individuo, ma l'arroccamento nei formalismi giuridico-statalisti ha contraddistinto la campagna di questi giorni della sinistra. Questi sono i fatti e nessuno li può smentire. Per come è finita esistono, ripetiamo, colpe, angoli oscuri e responsabilità. La politica e le istituzioni si occupino di queste ultime, facciano se possibile un esame di coscienza. E per tutti, anche per i più laici, può valere la preghiera del Vaticano: "Che Dio li perdoni". Poche parole molto eloquenti. IL NUOVO CHE AVANZAquando il nuovo avanza, fa sempre paura, soprattutto se è nella forma della semplicità, da tutti riconoscibile 2月5日 Mantovano per Eluana Fra pochi giorni l’Italia che, in nome della inviolabilità della vita
umana, propugna nel mondo l’abolizione della pena di morte per i
colpevoli anche dei più efferati delitti, eseguirà la prima condanna a
morte dopo il 1948: la condanna di una innocente cui, attraverso una
lunga agonia, verrà negato il fondamentale diritto all’alimentazione e
all’idratazione.” Lo ha affermato il deputato del Pdl Alfredo
Mantovano, che ha osservato: “ La ’cultura di morte’, che ha ispirato
le pronunce giudiziarie sul ’caso Englaro’, giustifica ed esalta
l’abbandono a se stessi delle persone disabili, priva di tutela i più
deboli, ed esige come primo immediato freno una legge che ribadisca la
tutela della vita senza se e senza ma; con norme chiare e inequivoche,
che non lascino la vita in balia di qualsiasi forma di eutanasia o di
testamento biologico. Alfredo Mantovano |
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