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日志


2月26日

LUNEDI 3 MARZO 2008 - INVITO

Lunedì 3 marzo ore 21.00

Centro Giovanni Paolo II - Nomadelfia

via del Casale di San Michele 46

 

Laico è cattolico:

Quando è la Chiesa in prima linea

Prof. Tonino Cantelmi  

(Presidente dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici)

incontra

Sen. Paola Binetti

dott. Giorgio Gibertini

On. Luisa Santolini

2月14日

PEZZOTTA INCONTRA AD MAIORA

Ad Maiora - Radio Mater - Fede&Cultura editrice 

presentano:

Martedì 19 Febbraio 2008 ore 21

Più Valore ai Valori

 Giorgio Gibertini

incontra

 Prof. Tonino CANTELMI

Dott. Savino PEZZOTTA

 

Via di Casale San Michele 46, Roma

Presso Centro Spirituale Giovanni Paolo II

Nomadelfia

2月5日

ZENIT INTERVISTA GIORGIO GIBERTINI

Aborto: lo scandalo supremo del nostro tempo

Parla il responsabile organizzativo del Movimento per la Vita

Di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 4 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Intervistato da ZENIT, Giorgio Gibertini, responsabile organizzativo del Movimento per la Vita (MpV), illustra le ragioni di come realizzare la pace fermando l’aborto.

Domenica 3 febbraio, in piazza San Pietro insieme alle migliaia di militanti del Movimento perla Vita, Giorgio Gibertini racconta: “Da 19 anni sono nel Movimento per la vita italiano. Tutti noi del Movimento sapevamo che il 2008 sarebbe stato un anno di manifestazioni e di ‘celebrazioni’ per i trenta anni della legge 194, ma mai avremmo immaginato di vedere tanti giovani al nostro fianco”.

“Insieme all’iniziativa di moratoria sull’aborto lanciata da Il Foglio, credo che possiamo veramente ricacciare indietro la cultura della morte”, continua Gibertini, e soprattutto “fornire alla gente le ragioni del perché noi consideriamo l’aborto come lo Scandalo supremo del nostro tempo”.

“Personalmente sono convinto che il problema è l’aborto, non le leggi”, sottolinea l’esponente del MpV, e aggiunge: “Liberiamoci dell’aborto in tutto il mondo, facciamo sì che nessuna madre vi ricorra più, per nessun motivo, vinciamo la battaglia dal punto di vista culturale e lasciamo agli abortisti il vessillo vuoto delle leggi ingiuste”.

Gibertini ha poi detto che se si guarda bene “alla pillola del giorno dopo e alla Ru486 non ci si può ingannare, perché questo è aborto non è contraccezione”.

A questo proposito il responsabile organizzativo del MpV ha lanciato un appello al Ministro della Sanità, Livia Turco: “Spenda soldi, cara ministro, non per spot in cui dice ‘mettiti un preservativo e fa quello che vuoi’ ma provi, a parlare dell’amore, che non odora di lattice, ma del donarsi e del rispettarsi reciprocamente. Possibile che non si possa più parlare di bimbi, di figli, di amore?”.

Gibertini ha rilevato che tra le tantissime lettere che il MpV riceve e tra quelle che arrivano a Il Foglio vi sono i tanti giovani che la 194 non l’hanno votata, ma l’hanno subita. Infatti, la legge che regolamenta l'interruzione volontaria di gravidanza è del 1978 e coloro che poterono votare per la sua abrogazione nel Referendum del 1981 erano nati prima del 1963.

Il responsabile organizzativo del MpV afferma: “Oggi siamo nel 2008 ed il diritto di voto ce l’hanno le persone, uomini e donne, nati dopo il 1990. Quindi dal 1963 al 1990 vi sono 27 anni di persone, oggi anche loro madri e padri, che questa legge se la sono trovata, l’hanno subita, non hanno potuto contrastarla nell’81, sono sopravvissuti all’aborto perché nati dopo il 1978… ecco tutta questa gente ha un’opinione diversa sull’aborto e sulla legge e vuole esprimerla e si sta esprimendo unendosi al Popolo della Vita”.

Dopo aver difeso le ragioni dei padri che non vengono neanche consultati quando la donna decide di abortire, Gibertini ha ricordato le esperienze raccolte nel libro di cui è autore “Mi hanno accolto con un abbraccio” (edizioni Fede & Cultura) in cui si racconta come a volte, basta un abbraccio, una semplice parola di verità ed amore per aiutare una madre a scegliere per la vita.

Gibertini ha quindi rilanciato l’intenzione di stare accanto alle madri vittime anch’esse dell’aborto: “Se un aborto costa allo Stato tra i mille ed i duemila euro circa perché non cominciare a darli alle madri che scelgono per la vita?”.

Il responsabile organizzativo del MpV ha ricordato che un giorno Padre Pio, a chi gli chiedeva una opinione sull'aborto, rispose: “Basterebbe un giorno senza nessun aborto e Dio concederebbe la pace al mondo fino al termine dei giorni”.

“Questa è la pace che noi Popolo della Vita vogliamo, per noi e per i nostri figli e figlie – ha sottolineato in conclusione Gibertini –, non la falsa pace delle bandiere appese ai balconi di chi lotta contro la guerra ma è favorevole all’aborto; non la falsa pace di chi lotta contro la pena di morte ma è favorevole all’aborto. Vogliamo la Pace che parte dal grembo materno”.


2月1日

INTERVENTO DI GIULIANO FERRARA A AD MAIORA

Intervento di Ferrara

Nomadelfia, 28 gennaio 2008

 

Sono un po’ imbarazzato perché le testimonianze, lo dico per ringraziare la famiglia di Nomadelfia che ci accoglie, il Centro di aiuto alla vita e anche questa impegnata e apprezzata famiglia di Gibertini, mi mettono sulle spalle una responsabilità di cui non sono capace, vi dirò poi in che senso. Io sono un uomo di passione e d’impegno in tutto quello che faccio. Se sbaglio, sbaglio alla grande, ma in questo caso non credo di sbagliare perché ciò che ho fatto non è mio. Ciò che ho fatto, appunto una semplice sveglia, un grido di dolore intellettuale, un appello all’intelligenza morale delle cose, mi deriva da una morale con la quale ho cercato di capire nel corso del tempo, in modi diversi naturalmente, quali fossero le cose migliori, le cose più importanti, le cose più vere che mi restituiva il mondo con i suoi diversi linguaggi, con le sue diverse culture. E del mondo naturalmente, del nostro mondo, fa parte come fondamento, la cultura, la sensibilità, il modo di essere dei Cristiani, che sono la base, la radice della grande civiltà europea e occidentale e sono: una fede un credo, una speranza e una carità universalistica che parlava a tutti gli uomini e le donne della terra, quindi pur non essendo io dentro la Chiesa pur non essendo io nato, allevato e formato in una famiglia credente, pur avendo io ho ereditato e vissuto spero, a mio modo, con una massima moralità possibile ciascuno di noi è peccatore, pur avendo io cercato fino in fondo di stare fuori dalla Chiesa senza mai avere un’idea irreligiosa dell’esistenza, quindi senza mai slegarmi da ciò che mi legava all’umanità però insomma ero fuori da una comunione confessionale e ancora oggi sono fuori da uno stato di grazia, di grazia soprannaturale, in uno stato di fede e di comunione, tuttavia, ecco il punto, e su questo voglio essere molto chiaro. Gibertini si è riferito a quell’articolo del 19 dicembre, ora una moratoria sull’aborto. Io ero nel mio studio, qui a Roma, nel quartiere Testaccio, davanti al computer, dovevo andare a “8.30” che è la mia trasmissione serale, parlavano non ricordo neanche bene di quale argomento, erano le 6 del pomeriggio, non era neanche previsto che scrivessi una cosa sulla materia, e avevo nel corso della giornata cominciato ad ascoltare questo, appunto, rallegrarsi delle buone coscienze, in particolare delle buone coscienze laiche, laiciste e radicali, per la moratoria sulla pena di morte che era stata votata da 104 Paesi alle Nazioni Unite. E mi sono detto con molta semplicità: “bene, è un passo avanti la moratoria sulla pena di morte”, si possono avere le opinioni che si vuole su questa questione. Ma perché è un passo avanti? Perché afferma un principio di valore universale riguardante la vita. Infatti come sapete la moratoria sulla pena di morte riguarda non soltanto la pena di morte che arriva dopo un cosiddetto “giusto processo”, fertrial, che è un processo con tutte le regole, con l’imputato che può difendersi ecc. ecc. Ma riguarda ogni forma di pena di morte. Riguarda anche la pena di morte di giustizie tribali, che non prevedono assolutamente nessun elemento di giustizia nel processo; riguarda anche la pena di morte della shayà islamica cioè di una legge in cui certi elementi della pena di morte sono considerati addirittura un “dettato” proveniente direttamente da Dio, un dettato coraico. Quindi, insomma, è un tentativo di dare alla vita un valore universale e di mettersi d’accordo su un’affermazione di principio solenne in un’istituzione mondiale come le Nazioni Unite per dare alla vita un valore universale. Però c’era qualcosa proprio questo riguardava la mia testa il mio sentimento della cosa, non voglio scomodare il cuore, ho detto questo è uno strano amore per l’umanità perché è un amore che non è in contatto con la verità. Amare l’umanità è una cosa difficile, penso che chiunque abbia letto il Vangelo lo comprenda. Amare l’umanità, riscattare l’umanità, mettere l’umanità di fronte ad una sua responsabilità nel piano generale diciamo di un idea di salvezza, non di benessere, non solo di salute, non di conservazione del proprio stato ma sul piano generale di speranza ma l’umanità non è facile le contraddizioni sono molte, le obiezioni sono sempre molte, bisogna come nel discorso della montagna, come le più grandi parabole bisogna essere anche maestri di giustizia e di verità, non c’è giustizia senza verità bisogna pensare delle cose che corrispondano alla realtà e che fondino una idea di bene sulla verità. Mi è sembrato che quel rallegramento umanitario si esprimesse in una forma francamente ipocrita.

 Io ho fondato 12 anni fa questo piccolo giornale sono quindi una persona che cerca quotidianamente di informarsi che vede molta gente la sera discuto con loro diverse opinioni e poi ho una lunga storia di formazione professionale giornalistica. Ho appena ripubblicato, a testimonianza del fatto che non è un’invenzione del pomeriggio la moratoria sull’aborto, due articoli impegnativi che ho scritto allora per il Corriere della Sera il giornale per il quale ho collaborato, un giornale nel quale ero redattore e che erano dedicati alla pillola RU486 era il 1989. La pillola, il veleno farmacologico per rendere l’aborto solitario, per renderlo totalmente privato e per, come dire, in un certo senso renderlo ancora più tragico sottrarlo a qualunque verifica intersoggettiva: non devi verificare la cosa nella famiglia, non si deve verificare la cosa con il tuo partner, il fidanzato, il marito, non devi verificare la cosa con il medico perché quella pillola, lo sapete tutti viene sperimentata poi finisce regolarmente per essere diffusa finirà in farmacia comunque nell’89 era appena stata inventata da questa società farmaceutica francese che si chiama Roussell-Uclaf ed era stata sponsorizzata da un uomo, di mondo molto affascinante, medico anch’egli l’inventore e promotore della pillola, Etienne-Emile Baulieu mentre Gloderan era ministro della Sanità in Francia. Anche in Italia, io allora figuratevi, ero da molti anni uscito dal Partito comunista ero un giornalista e più o meno ero nel giro di coloro che pensavano che per il futuro dell’Italia sarebbe stato un bene promuovere una social-democrazia-riformista, un partito socialista, umanitario legato alle vecchie tradizioni.

Quindi ero in un giro molto laico non solo la mia formazione. Però non ci misi un momento a dire quello che pensavo, quello che pensavo era quello che penso ancora oggi sulla pillola RU486 che questa invenzione diciamo tecnico scientifica che purtroppo dice la verità sull’aborto che tutti ci eravamo nascosti quando fu approvata la legge quando ci fu il dibattito intorno alla legge e la verità è che la direzione di marcia è quella, l’aborto appunto, come nuovo prezzemolo, come alla fine del giro si passa per la comprensione della donna, si passa per l’affermazione come era allora, delle tesi dei tanti dell’autodeterminazione: io non sono un contenitore riproduttivo, questa è la formula, io non sono il vettore che porta dal nulla all’essere una vita umana io sono una donna e voglio essere lavoratrice, voglio sono uguale all’uomo voglio avere gli stessi diritti gli stessi doveri e quindi voglio come cancellare questo ruolo naturale questo ruolo biologico perché lo vedo come nemico questo è un prodotto di cultura naturalmente non viene dal cuore di nessuna donna e di nessun uomo  è il  prodotto di una cultura e allora l’autodeterminazione, tutte queste belle parole, lo sbandieramento della legge sull’aborto come di un progresso senza la riserva morale di capire che tipo di fenomeno si era innestato si stava innestando, la valorizzazione, questa giusta, della efficacia di un intervento pubblico ma a certe condizioni con una certa legge con una certa applicazione della legge come dice esattamente oggi la Chiesa la valorizzazione dell’efficacia dell’intervento pubblico allo scopo di combattere… le cifre saranno state esagerate la campagna sarà stata propagandistica allora tanti anni fa ma di combattere l’aborto clandestino non c’è dubbio che peggio di un aborto non c’è nulla, ma forse c’è qualcosa, c’è un aborto disperato nelle mani di un praticone o di una praticona fatto assumendo su di sé solitudine, senso di colpa e isolamento totale isolamento dalla società e quindi l’idea di combattere l’aborto clandestino ha una sua efficacia, poi arriva la RU486, in quel periodo è rimasta appannaggio della cultura e la pratica del circuito francese c’è in America è stata sperimentata in molti altri paesi. In Francia tra l’altro  gli aborti non sono calati  di una singola unità dal momento gli aborti continua ad essere di 200.000 ogni anni poi vedremo anche come si è trasformato il problema è arrivata adesso torna anche il grande problema della pillola RU486. Io scrissi questi due articoli dissi io non ci sto è sbagliato furono un po’ scandalosi perché vennero pubblicati su un giornale laico il Corriere della Sera un giornale della borghesia moderna, lombarda produttiva, non è che si ferma sul problema della vita, il giornale dell’utile il Corriere della Sera, bisogna andare al sodo siamo moderni c’è un metodo apparentemente solo apparentemente perché poi nella realtà non è così, più semplice per risolvere un problema quello che nessuno di loro volevano neanche chiamare aborto lo chiamavano interruzione volontaria di gravidanza adottiamo questo metodo, c’è una pillola che può essere commercializzata una nuova medicina un nuovo ritrovato bene dobbiamo sostenerlo sostenerne la massima diffusione. Che senso ha che Ferrara ci venga a dire ecc. però pubblicarono questi due articoli, anche perché c’è una cosa che io continuo a sostenere che è molto importante, guardate, bisogna combattere la campagna contro l’aborto sapendo come è fatta la società moderna perché la pura affermazione di valore, la vita contro la soppressione della vita, non è sufficiente e la base del fondamento di tutto senza il condurre a questo, la discussione il tentativo di persuadere gli altri, il colloquio, la solidarietà intorno al problema, la vigile capacità di sollevarla senza questo non si va da nessuna parte perché questo è fondamentale il cattolicesimo questo è il punto decisivo ma non basta. Bisogna che loro che pensano di essere moderni  progressisti e che pensano che queste discussioni sull’aborto sono solo un modo di vivere di reintrodurre una questione ormai passata ma abbiamo ridotto gli aborti dicono ce ne solo 135.000 l’anno in Italia. Be’ va be’ se ne sono fatti di calcoli, sì effettivamente in 30 anni ce ne sono stati oltre un miliardo di aborti, ma insomma è un calcolo astratto non ha molta importanza oppure mancano all’appuntamento più di 100 milioni di bambini in Asia perchè attraverso la politica del figlio unico e l’aborto selettivo tu sì, tu no a seconda del suo sesso sono state eliminate appunto decine e decine di migliaia di bambini. Ma loro dicono va bene, ma c’è bisogno di capire, sono problemi arcaici come si dice, sono problemi primitivi che vengono dalla natura di quella società c’è sempre un modo di giustificare. Liberiamoci di questo problema e pensano di essere moderni in realtà invece di essere moderni tirano fuori la parola magica quella che in qualche modo come mistificazione ideologica ha contribuito a tenere fino adesso in clandestinità la parola Centro di aiuto alla vita quella e le politiche pro-vita. Siete clandestini perché non conoscete la lingua della libertà questo è il mondo moderno è il mondo della libertà e voi  volete predicare la vita ma cos’è la vita la libertà è superiore a tutti e tuttavia come spesso i fascisti e coloro che sostengono queste affermazioni surreali fanno finta che le cose non siano come sono, e perfino nella realtà sono anche molto ignoranti, non sanno che il fiore come dire delle idee che hanno fondato le cose migliori del mondo moderno, del liberalismo moderno, quelle per cui oggi noi viviamo in un certo modo la democrazia il fatto che non si tagliano le teste ma si contano, la libertà la habeas corpus non puoi arrestare una persona senza motivazioni il sovrano non ha potere di morte e di vita sui cittadini tutte queste bellissime cose che costituiscono il progresso dell’umanità sono nate tra il ‘600 e ‘700 non come i giacobini che tagliavano la testa, non come un liberalismo libertino che voleva sperimentare la cosiddetta morte di Dio diciamo facendo dell’uomo il signore il padrone della vita e dell’universo no sono nate come idee di un liberalismo religioso di un liberalismo e di un pensiero liberale faccio un nome per tutto John Locke , grande filosofo greco, che aveva un dogma sopra ogni altro e cioè che la libertà e la vita sono in un’alleanza di acciaio la prima libertà dicevano questi grandi fondatori della migliore società moderna quella che ci piace nella quale siamo abituati a vivere, anche se per tanti versi ha degli elementi utilitaristici che vorremmo correggere, ma che l’aria che respiriamo da due secoli dicevano vita e libertà life e liberty e proprietà. Se non c’è la proprietà individuale, la famiglia, la trasmissione, la proprietà, il totalitarismo qualcuno, lo Stato, diventa proprietario di tutto, quindi devi mettere un argine ma il fondamento della famiglia dell’individuo anche dell’individuo proprietario e delimita il perimetro della sua autonomia è l’alleanza di libertà e vita la prima libertà che deriva. La vita e la libertà sono inseparabili lo diceva in modo esplicito life e liberty vita e libertà quindi non è moderna una condizione che oppone  la libertà e il diritto dell’individuo ad un altro diritto la libertà e il diritto di nascere e questa cosa che naturalmente è il  patrimonio di civilizzazione più importante del cristianesimo di cui la società moderna è figlia ,non è che la società moderna è figlia e secolarizzata non è più la società della cristianità non è certo una società teocratica è una società dove si conosce la distinzione tra lo Stato e la Chiesa, ma è una società di radici di questa della grande predicazione di quel sant’uomo Carol Woytjla Giovanni Paolo II e quell’altro sant’uomo di Benedetto XVI è una civiltà di radici cristiane proprio quelle radici della lettera di Ognello documento nelle prime comunità cristiane, alle quali voi della famiglia di Nomadelfia vi ispirate per imitarle per vivere come loro, diceva la differenza tra i cristiani e i pagani è molto semplice: i pagani gettano i ferri, i cristiani no. Questa è la differenza la differenza è la Rupe Tarpea altro grande problema dell’aborto oggi, i malati non si buttano da un’alta rupe nell’abisso perché c’è un dover essere della società della comunità che riguarda la persona, la sua dignità, la vita dal concepimento fino alla morte naturale che è superiore ad ogni altra considerazione di utilitarismo sociale quindi la Rupe Tarpea è dei pagani, esperimenti sulla vita per selezionare e per uccidere gli infermi sono del nazista dott. Mengre ma della società cristiana le radici cristiane europea liberale e occidentale è un’altra la filosofia di quella appunto dell’accoglienza e dell’amore nella verità. Ora non è che io voglio la prendere dalla lontana ma il io mio discorso è semplicissimo anzi è ovvio io ritengo che si assurda, voi forse questa cosa non la cogliete perché avete talmente dentro la verità di cui sto parlando e ce l’avete da tanti anni, molti di loro ce l’hanno nella loro educazione, ce l’hanno nei loro studi, nel catechismo, nel rapporto con i presbiteri, insomma voi ce l’avete proprio dentro quindi non lo notate neanche più, ma vi rendete conto che questa storia della moratoria lanciata appunto il 19 dicembre, è risultata come uno scandalo una cosa ovvia elementare di comune, normale umanità, dire come io ho detto non arrestate le donne che abortiscono, obbligate a partorire le donne che sono in difficoltà di gestazione, dire non questo, che sarebbe assurdo, ma dire organizziamoci, mobilitiamo le nostre idee, stabiliamo principi, stringiamoci tra noi e operiamo in questa direzione con tutti i mezzi e le risorse morali e materiali che abbiamo a disposizione perché si riduca a tasso zero l’aborto nel mondo, perché si impedisca agli Stati che lo fanno, di incentivare l’aborto di togliere la libertà e il diritto di nascere alle bambine, di togliere la libertà alle madri che sono incentivate e in qualche caso obbligate ad abortire dalla legge sociale e dalla legge legale. Il fatto di dire prima di selezionare in vitro o nel seno di una donna un bambino dall’altro per decidere quale è quello migliore da fabbricare pensiamoci, pensiamoci, Benedetto XVI ha detto il nostro potere tecnico è cresciuto ma non è cresciuto in modo corrispondente il nostro potere spirituale morale di dominare la crescita della tecnica e allora per una cosa ovvia giusta che qualunque persona umanamente padrona di sé e di un suo rapporto con la verità della vita non può non condividere. Ha detto non tutto quello che è possibile tecnicamente fare è anche moralmente lecito fare. Non sono verità di una semplicità assoluta, per voi lo sono a voi  queste cose ci credete, a voi queste cose suonano normali accoglienza contro il rifiuto, nascita contro aborto, diritto e libertà di conquistare una società nella quale la vita sia considerata il fiore da coltivare e non qualcosa da guardare con sospetto che limita la libertà delle persone, dei padri delle madri o delle famiglie. Tutto questo per voi è normale. Rendetevi conto. Dire queste cose su un giornale, che non è né l’Osservatore Romano, né Avvenire, né il giornale del Papa, nel giornale dei Vescovi, ma che è un piccolo giornale che ha 12 anni di Roma di opinione che è considerato a giusto titolo un giornale laico qualche volta perfino un po’ stoccato dire queste cose , naturalmente non è che sono nate dall’oggi al domani quando ho fatto la campagna sulla legge 40, l’ho spiegato negli articoli che ho fatto  nell’89, c’è qualcosa di profondo sotto, ma dire queste cose che sono cose assolutamente normali, chiedere e questo è poi  il primo passo della moratoria, tante cose tutto quello che voi vorrete che sia, ma è questo l’elemento unificante chiedere che 60 anni dopo la promulgazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che fu appunto approvata il 10 dicembre nel 1948 a Parigi, fu firmata  si introduca un piccolo emendamento all’art. 3. L’art. 3 dice: ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona. Per ragioni che adesso spiegherò rapidamente noi proponiamo che questo art. 3 decisivo, decisivo, che naturalmente è una delle basi sulle quali è stata costruita la moratoria contro la pena di morte, sia emendato in modo così semplice fa parte della predicazione della chiesa cattolica, parole spesso dette dal Santo Padre in molte sue conferenze, sia quando parlava con i cattolici, sia quando parlava con i laici, sia quando filosofi laici, la frase dal concepimento fino alla morte naturale ogni bambino ha diritto di vita, dal concepimento fino alla morte naturale, diritto alla libertà.

Questa è una rivoluzione come sempre  l’affermazione dei principi è porla  in modo globale non immiserirsi nelle piccole polemiche è guardare al fenomeno per quello che esso è. Il problema non è quello delle legislazioni abortiste, che certo hanno dato un contributo, perché l’aborto è un fenomeno millenario, c’è sempre stato, ma nel momento in cui tu decidi che appartiene alla privacy della persona come in America con la sentenza Robert Sweat oppure decidi come in Italia in Francia in Inghilterra attraverso le legislazioni abortiste che è una cosa che si può fare in pubblico e con un certificato medico. Naturalmente tu introduci un grande cambiamento culturale nel mondo in questa direzione che la chiesa e gli anti-abortisti hanno sempre rifiutato però il problema non è quello delle dichiarazione abortiste che hanno dalla loro in termini di sensibilità moderna che hanno soltanto il contrasto dell’aborto clandestino di un elemento di solidarietà di vicinanza si chiamano leggi per  la maternità consapevole si chiamano leggi per la difesa della vita fin dall’inizio c’è un elemento di ipocrisia ma questo deriva però, da quello che è successo dopo, questa è la cosa drammatica, Gibertini l’ha notato, questo è un fatto di cultura di un sentimento del tempo di intelligenza delle cose che ha tradito ormai un paio di generazioni di uomini e di donne. L’aborto da legale è diventato legittimo, l’aborto è diventato moralmente indifferente e lo dimostra proprio lo scandalo menato, scandalo distorsivo che tende ad attribuirmi il contrario di quello che dico, che tende a liquidare tutti noi come una specie di orda, di reazionari, di oscurantisti che vogliono togliere , togliere libertà al mondo moderno. Questa distorsione questo scandalo sono la dimostrazione di quello che sto dicendo, se non riescono a capire una cosa così semplice visto che lo evidenziano nell’ignoranza, nelle elite molto lontane e distanti dal sentire della maggioranza del mondo se non riescono a capire una cosa così semplice vuol dire che l’aborto è diventato moralmente indifferente e che culturalmente, cioè nel linguaggio comune, nel costume del nostro modo di concepire l’educazione il rapporto con i giovani, con i ragazzi, con le ragazze, nel nostro modo di considerare tutti i problemi che riguardano l’etica sessuale, l’amore, il rapporto tra un uomo e una donna che è uno dei più belli che esistano  è come dire il fondamento dell’esistenza di tutti noi, il rapporto con i figli l’autorità dolce dei genitori, la capacità di formare, di promettersi, di andare avanti, tutto questo è stato violato come sfregiato da questo elemento di indifferenza morale che si incentra sulla questione dell’aborto. Questa è la verità. Questa è la verità pura e semplice e questo è proprio il fenomeno che bisogna combattere.

Insomma voi mi dovete spiegare una cosa, sono una porta aperta, uno dei capi dei Centri di aiuto alla vita ha detto: siamo usciti dalla clandestinità.

Ma vi rendete conto di quello che ci è stato detto. C’è  una persona insieme con altre persone, io non voglio fare piccole polemiche, lo sguardo è su tutto il mondo, l’Onu, il principio della Dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Poi c’è quello della verifica completa c’è quello che hai dietro l’angolo di casa tua. Vedete una persona che si mette insieme (infatti io per fare una dieta liquida - che come vedete ha sortito effetti molto relativi -, però una dieta libera l’ho fatta per quello)   per quello difendo i soldi ai Centri di aiuto alla vita in Lombardia glieli hanno dati.

Ma una persona si mette insieme con altre persone, sono laiche fanno parte del laicato cattolico non è che si tratti sempre di vita consacrata, voglio dire c’è dietro una vocazione uno stretto rapporto sacramentale diciamo che viene dall’ordinazione con Dio e con la Chiesa, no sono persone come noi potrebbero andare a spasso nessuno glielo rimprovererebbe non devono mica predicare fare i missionari Queste persone qui io ne ho conosciuto ormai da anni Bonzi a Milano sono persone veramente magnifiche, io ho avuto qualche esperienza Carlo Casini mi aveva invitato in qualche loro convegno che c’era tanti anni fa a Loreto lo ricordate e allora con, Angelo Com’astri, allora queste persone si metto insieme che cosa fanno, picchiano le donne che hanno un problema no le invitano le accolgono le parlano cercano di raccogliere fondi per  sostenerle materialmente cercano di sapere … (questa sera Ruini ha parlato  con grande umanità con grande impegno) le cose pratiche, vere: sei troppo povera, ti senti indifesa, il tuo uomo ti ha lasciata, ti minaccia se non abortisci, vuole mollarti, hai già due figli e non te ne puoi permettere un terzo oppure hai un disagio psicologico, un malessere interiore da che dipende, le parlano discutono.

Molto spesso poi non lo fanno neanche questo interrogatorio diciamo lasciano che la cosa nasca da sé attraverso un rapporto umano, lasciano che parli la cosa stessa perché hanno fiducia nell’umanità e nella verità cioè sanno che è una cosa senza senso e che a una donna non piace abortire non esiste questa è una cosa che non ha nessun senso né biologico né fisiologico, né psicologico, ne culturale.

Queste persone si organizzano fanno un Movimento, il Movimento per la vita, insieme a tanti altri intendiamoci, migliaia di comunità che vogliono aiutare le donne in difficoltà, ma è una petizione di principio no le aiutano ci riescono fanno nascere decine di migliaia di bambini nel corso del tempo certo non ci riescono sempre perché non è facile, hanno degli aiuti così così, vivono una sorta di clandestinità psicologica e culturale. La donna moderna è quella che ha conquistato il diritto di aborto secondo i canoni della società attuale; poi c’è la donna debole e fragile che va a parlare con i Centri di aiuto alla vita, c’è quella pentita che poi non abortisce più e poi si salva non lo so. Queste persone che fanno queste cose ma voi pensate che queste persone vengano considerate il fiore della società, non credo che siano vanitose non credo che, non penso affatto che lo desidererebbero dal punto di vista dell’ordine simbolico questo è importante. Queste persone, vengono il Sindaco, il Presidente della Regione, l’Assessore alla Sanità, il Presidente del Consiglio, il Capo dello Stato, ma voi pensate che si sbraccino come sarebbe normale i cari Presidenti delle Camere, i partiti politici, i Sindacati perché no, le organizzazioni importanti che hanno un diritto di interlocuzione qualche volta anche di merito, una vita sociale che si occupano di tutto che vogliono mettere bocca su tutto che si occupano di come organizzare un ospedale di dove devono andare i soldi tutti coloro che sono gli interlocutori della società moderna, voi pensate che appunto li preghino che li mostrino come un esempio, puntino su di loro in aiuto alle donne in difficoltà e in aiuto alla vita del nascituro, in aiuto ad un’idea di educazione collettiva per il fatto che quello è il primato, quella è la priorità salvare una vita e salvare l’alleanza fra la vita e la liberta che è la base di una cultura moderna di quella che ha salvato la libertà di nascere il diritto di nascere non lo fanno non lo fa nessuno, non mi ricordo chi fosse forse Gibertini, ha citato gli spot della Presidenza del Consiglio mettiti il preservativo e poi fai pratica l’etica sessuale che preferisci. La pillola anticoncezionale, il preservativo che non sono da abolire ci sono, esistono, sono non soltanto a disposizione di tutti ma vengono molto prima della legislazione sull’aborto corrispondono appunto ad un sentimento diciamo nuovo di ciò che deve essere la libertà sessuale sono un tentativo della scienza di adeguarsi, di trovare soluzioni per un fenomeno culturale, l’idea che un uomo e una donna si possano e si debbano donare reciprocamente senza tenere presente o scongiurare il rischio che dal loro amore venga fuor il terzo. siamo tutti il terzo che è nato dall’amore di un uomo e di una donna . Hanno cambiato qualcosa no. Dopo i contraccettivi e la pillola del giorno dopo, l’aborto e della cultura la indifferenza morale sull’aborto. La Francia, non dico l’Italia che pure Gibertini ha spiegato come stanno le cose, la Francia è il paese che permette in ogni scuola in ogni classe è possibile trovare un anticoncezionale è un paese dove l’etica sessuale è assolutamente totalmente liberalizzata da questo punto di vista e ripeto gli aborti sono lo stesso numero invariato non è vero che la soluzione sono gli anticoncezionali la soluzione è la libertà e la responsabilità delle donne e degli uomini insieme la soluzione è la libertà e la responsabilità della società non delle prediche generiche ma un’azione convergente e comune perché nell’epoca moderna, nel mondo moderno con tutte le acquisizioni che si sono fatte, con tutti i nuovi diritti che si sono affermati con tutte, le moratorie contro la pena morte legale che sono passate alle Nazioni Unite passi anche l’idea che bisogna finirla con lo scandalo sull’aborto del nostro tempo.

Non bisogna più essere come dire moralmente indifferenti di fronte ad un fenomeno dell’aborto. Questa è un’affermazione di elementare di buon senso etico sulla quale io penso che in una situazione normale e non patologica ci sarebbe la convergenza di 100 persone su 100 e che sono invece l’esistenza di una cultura che argomenta contro una forma veramente maligna una forma appunto distorsiva della verità indifferente e scandalosa. Oggi essere contro l’aborto non è la rottura di un canone, non è porsi 

Nell’epoca moderna della civiltà moderna è una semplice umana verità

Affermare con pacatezza con serenità con ottimismo con gioia perché è una verità che ci che ci riguarda i ragazzi che neanche sanno delle battaglie intorno alla legge sull’aborto, riguarda la natura degli uomini e delle donne, riguarda il loro essere il modo in cui sono costituiti dalla natura e riguarda la loro civiltà il modo in cui gli uomini e le donne superano la dimensione della natura e si confermano essere non mosche, non cavalli (con tutto l’amore che ho per i cavalli), non cani, non animali e parte dell’universo del naturale che non hanno il logos, il linguaggio la ragione per affrontare e capire gli argomenti di verità.

Benedetto XVI nel suo appello alla ragione, al Verbo incarnato, alla storia dell’incarnazione non è solo predicazione cattolica  dei credenti ma è anche questo ma è fondamentale tutto questo viene recepito come un atto di fede da parte di chi crede chi ha la grazia della fede ma è qualcosa di più non c’è solo quello del libro su Gesù di Benedetto XVI c’è qualcosa di più c’è la ragionevolezza, parola che il Papa usa spessissimo, la sensibilità , la credibilità, la verità per tutti di alcune dimensioni etiche fondamentali dell’uomo. Prima del cristianesimo non c’era l’uomo come lo conosciamo oggi, appunto era l’epoca della Rupe Tarpea, c’era un’altra cosa, c’era un soggetto mitico c’erano i       i metechi piano piano con il messaggio della montagna con le parabole evangeliche, con la testimonianza specifica l’avvenimento storico  testimoniato dei vangeli della passione e resurrezione di Gesù.

Con questo grande evento messianico che ha riguardato comunque tutti gli uomini quelli che sono nella sequela di Gesù diretta che si consacrano a Lui e coloro che guardano con un occhio più disincantato più lontano, ma affidabile meditativo non appunto stupidamente ateo e irreligioso piano piano è nata l’idea di uomo quello che abbiamo noi, è una idea morbosa ricca che ha al suo centro il fatto che la libertà dell’uomo i suoi diritti la sua natura non sono divisibili tu non puoi anche perché la scienza ormai lo documenta  in modo inoppugnabile, ma questa è solo una ragione secondaria l’abbiamo sempre saputo, non puoi considerare che il prodotto di un atto d’amore di un dono reciproco sia nulla non è nulla è qualcosa e qualcuno non è una macchia gelatinosa come dicono i nemici della cultura della vita non è un grumo di materie inerte per quanto sia microscopico al suo nascere al suo sorgere è dall’embrione in continuità, ve lo dirà qualunque biologo anche il più materialista in continuità senza salti dal piccolo microscopico embrione dal piccolo più piccolo della punta del più esile dei capelli nasce il bambino. Questo miracolo non ci può lasciare moralmente indifferenti. Basta è semplice è facile è chiaro il significato della moratoria e per questo sono molto felice di questa giro l’Italia con passione per questo.

Di questo miracolo gli uomini e le donne di un Paese straordinario come l’Italia capaci dell’idea che la vita sia una cosa preziosa e di dare dei cinismi di tanti abbandoni di tante rinunce non si sono stancati non ci siamo stancati dell’idea che la vita sia una cosa preziosa e quindi siamo per batterci contro la cultura dell’aborto moralmente indifferente.

Grazie

 

Giuliano Ferrara