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11月22日 presentazione libro Giorgio Gibertini a RomaSiamo lieti di invitare la S.V. martedì 27 novembre alle ore 19 a Roma - via in Lucina, 17 alla presentazione del libro: “Mi hanno accolto con un abbraccio. Storie di vite scelte.” di Giorgio Gibertini, Responsabile organizzativo del Movimento per la VitaPartecipano On. Gianni Alemanno , Presidente Fondazione Nuova ItaliaDon Ruggero Conti , Presidente Fondazione l’ArcaOn. Barbara Saltamartini , Coordinatrice nazionale Dipartimento Pari Opportunità AnIntroduce Don Giovanni D’Ercole Fondazione Nuova Italia Sarà presente l’autore Via in Lucina, 17 – Roma - Tel. 06/68214921 11月14日 PRESENTAZIONE LIBRO A NOMADELFIA (GR)Giovedi 15 Novembre 2007 ore 17 GIORGIO GIBERTINI Incontra la Popolazione di Nomadelfia (Grosseto) sul suo nuovo libro
“MI HANNO ACCOLTO CON UN ABBRACCIO”
Edizioni Fede&Cultura 11月9日 UNA TESTIMONIANZA DA "MI HANNO ACCOLTO CON UN ABBRACCIO"TESTIMONIANZA
Quante volte ho provato a raccontare la mia storia, quante notti a pensarla, a capire… per anni ho cercato di cancellare ogni istante vissuto, ogni parola ascoltata; oggi cerco nei miei ricordi tutti i particolari che mi possano aiutare a riviverla perché quei cinque mesi sono stati gli unici che ho vissuto insieme a mio figlio e non mi spaventano più! La mia è stata un’infanzia felice, cresciuta all’ombra di una famiglia solida e molto protettiva, lontana dai pericoli, lontana dal mondo. Ho ricevuto un’educazione molto rigida supportata dall’amore dei miei genitori. All’età di 16 anni mi sono affacciata timidamente dal nido e ho cominciato a vivere la mia adolescenza con la Barbie in mano e la voglia di rincorrere il sogno che ogni adolescente porta nel cuore … trovare il principe azzurro! Frequentavo la parrocchia e i miei genitori mi avevano concesso di andare sola ai vari incontri. Il tragitto che dovevo compiere era breve, trecento metri … tanto poco per sconvolgere la mia vita!! Conobbi Massimo durante il mio breve percorso, aveva 25 anni, si prese tutto di me, il mio cuore, la mia anima, il mio amore e il mio giovane corpo. Credevo di aver incontrato il “principe azzurro” e invece avevo trovato l’uomo nero. E così mentre continuavo a giocare con la mia barbie, diventavo donna senza rendermi conto di quello che mi stava accadendo. Scoprii il mio corpo mentre scoprivo l’amore, non sapevo nulla di tutto ciò che gravita intorno alla sfera sessuale ed affettiva, mi affidai a lui che tradìi la mia fiducia. Improvvisamente mi resi conto che qualcosa dentro di me stava cambiando, non avevo più il ciclo ma non mi suonò come un campanello d’allarme perché non sapevo che fosse il primo segnale di una gravidanza. Ne parlai con una mia amica più scaltra di me e fu lei a suggerirmi il test di gravidanza che inesorabile si rivelò positivo! Aspettavo un bambino. Un turbinio di pensieri mi sconvolse la mente e istintivamente decisi di proteggere mio figlio custodendo il segreto nel profondo del cuore. Da questo momento i miei ricordi sono sfocati, si perdono nel tempo e nello spazio … mi sembra fosse fine giugno, ricordo il mare, il sole e poi il black-out assoluto fino al giorno in cui decisi di dirlo a suo padre. Mi sentivo serena, tranquilla, sicura che lui avrebbe gioito con me, sarebbe stato felice di sapere che presto avremmo avuto un figlio! Era settembre, di questo sono sicura, entrai in macchina e gli rivelai la bella notizia …: “Non sono suo padre, sarà stato uno dei tanti preti che frequenti in parrocchia”. Le sue parole furono per me un pugno allo stomaco, ricordo che portai istintivamente le mani sul ventre come per proteggere mio figlio; piansi, urlai, ero disperata perché improvvisamente la realtà mi appariva nella sua verità: aspettavo un figlio da un uomo che non ne voleva sapere, dovevo dirlo ai miei da sola ed avevo tanta paura. Ricordo che presi in mano un cacciavite che stava in macchina minacciando di uccidermi, ma lui non si spaventò, me lo tolse invitandomi a scendere. Era tardi, intorno a me solo buio, dentro di me buio! Vagai per le strade del quartiere, pensavo ai miei genitori, alla loro preoccupazione nel non sapere dove fossi e al momento in cui avrei dovuto dirgli che ero incinta … . Non sapendo cosa fare tentai un ultimo gesto, entrai in una tabaccheria che stava chiudendo e telefonai a Massimo con la speranza di farlo riflettere. Mi rispose sua madre che oltre a non passarmelo, mi trattò malissimo invitandomi a non cercarlo più. Agganciai il telefono e forse decisi di farla finita, ma il tabaccaio mi impedì di uscire, aveva ascoltato la telefonata e intuito la mia disperazione e come un buon padre si fece dare il numero di telefono dei miei e chiamò a casa. Oggi sono convinta di avere incontrato un angelo custode, fu lui ad affidarmi ad ai miei genitori e a raccontargli tutto con estrema delicatezza. Non dimenticherò mai l’istante in cui i miei occhi si incontrarono con quelli di mamma e di papà, increduli, terrorizzati ma felici di avermi ritrovata. Così iniziò il mio calvario. La notte stessa papà incontrò Massimo con me presente, fù un colloquio drammatico durante il quale negò ancora una volta di essere il padre di mio figlio ma alla fine si arrese e disse: “Se volete me la sposo”. Mio padre rispose: “A te mia figlia non la darò mai!”. Il buio totale ritorna nella mia mente, ricordo vagamente che mi portarono da un ginecologo obiettore, mi visitò e stabilì l’epoca di gestazione, secondo i miei calcoli avevo di gran lunga superato il limite dei 90 giorni e consigliò “Villa Gina”. Ci trovavamo nel 1981 era stata varata da poco la legge sull’aborto, non si sapeva chiaramente che cosa fosse e non si conoscevano le sue procedure, per non parlare di tutte le conseguenze psicologiche che sarebbero ricadute sulla donna. I miei genitori sono stati vittime di questa legge così come lo sono sata io e mio figlio, con l’aggravante di essere stati mandati nelle fauci del lupo: “Villa Gina” meglio conosciuta come la clinica degli aborti illegali. La mia memoria torna al giorno dell’aborto, l’ultimo giorno trascorso con mio figlio che, sempre secondo i miei calcoli, custodivo nel mio ventre da circa cinque mesi. Ricordo di essere scappata mentre mia madre sbrigava le pratiche per l’accettazione ma non andai lontano mi ripresero subito. Mi rivedo sul lettino in una piccola stanza, piango disperatamente mentre le infermiere parlano del “piu e del meno”. Le disturbo con il mio pianto e mi rimproverano dicendo: “Ma cosa piangi! Prima ti sei divertita ed ora ti lamenti, smettila ci dai fastidio! Voglio scappare, voglio mio figlio. Glielo dico ma non mi ascoltano Poi arriva il medico: “Dottore vuole un caffè?”. “ ma è ancora sveglia la ragazza? Non vedete che piange? Fatele l’anestesia!” Portai di nuovo la mano sul mio ventre come un ultimo tenero e lungo abbraccio, “Perdonami amore mio …”. Il risveglio in una stanza in penombra, intorno a me il vuoto, nel mio cuore il vuoto. Vuoto assoluto. Di nuovo il black-out. Non ricordo nulla dei giorni e dei mesi che seguirono solo un sogno ricorrente, io che salivo le scale al buio, in cima una porta aperta dove un bambino si sporgeva e gridava: “Mamma!”. Appena arrivavo in cima alle scale il sogno svaniva. Ho vissuto per un anno fuori dal mondo, dal mio corpo. Il senso di colpa non mi permetteva di avere relazioni con i miei amici di sempre, mi sentivo inadeguata, incompresa e soprattutto spaesata, non riuscivo a trovare un posto nella società, avevo una paura terribile che la mia verità venisse scoperta con tutte le conseguenze pregiudiziali; ma soprattutto mi impedivo di “rientrare” in parrocchia, non ne ero degna, avevo deluso anche Dio. Non riuscivo più trovare un posto in famiglia perché avevo tradito la fiducia e le aspettative dei miei genitori… .mia madre e mio padre, mai una parola di rimprovero o di rinfaccio, non hanno mai smesso di amarmi, hanno creduto di proteggermi, di salvarmi la vita!!! Si sbaglia anche per il troppo amore, soprattutto quando si agisce in fretta e di impulso affidandosi a persone che credi leali. La mia vita ricominciò lentamente a “girare” quando conobbi Alessandro, avevo 17 anni. Gli raccontai il mio dolore e non scappò, mi prese per mano e lentamente mi riportò nel mondo, nel mio corpo. Ripresi a vivere cercando un posto nuovo nella società, ero cambiata, dentro di me sentivo una forza che mi spingeva a ricercare la verità e la giustizia, a trovare una ragione di tutto! Rientrai in parrocchia e feci pace con Dio ma non con me stessa. Mi impegnai a 360 gradi, catechista, responsabile dell’Azione Cattolica, corista, volontaria nell’UNITALSI, intanto gli anni passarono, mi scrissi all’università e all’età di 20 anni entrai nel mondo del lavoro come Insegnante di Religione Cattolica. Avevo tutto, l’amore, il lavoro desiderato, gli impegni in parrocchia, il posto ritrovato in famiglia e nella società ma le mie sofferenze emotive e psicologiche non le avevo superate, erano in me, nel mio cuore nella mia anima latenti, pronte a riemergere nei momenti di “debolezza ”. Nelle mie profondità, come un vulcano che apparentemente dorme ma che in realtà è attivo, la voglia di capire, di trovare pace era sempre in ebollizione. Rivolevo il mio bambino Desideravo diventare mamma, volevo riappropriarmi della mia maternità e insieme ad Alessandro decidemmo di avere un figlio che non si fece attendere, ad aprile mi accorsi di essere incinta e a luglio ci siamo sposati tra la gioia di amici e parenti. I nove mesi trascorsi insieme a mia figlia sono stati stupendi, ho vissuto la maternità come il dono più bello della mia vita, lei cresceva in me ed io gustavo ogni istante, ogni momento cercando di viverlo appieno fino al giorno della sua nascita. Ricordo il suo primo vagito, il nostro abbraccio, avevo ventidue anni e credevo di essermi lasciata il passato alle spalle!!! Il mio stress emotivo si manifestò di nuovo con la paura di perdere improvvisamente mia figlia, decisi allora di entrare in analisi, fu un percorso lungo, doloroso che mi aiutò a far riemergere l’esperienza dell’aborto che avevo completamente insabbiato nel più profondo del mio “IO”. Il primo passo da fare era riconoscere mio figlio dandogli un nome, me la sono immaginata femmina e quindi l’ho chiamata Daniela, poi ho capito che nessun figlio avrebbe mai potuto sostituirla perché unica e irrepetibile. Per lei ho continuato a lottare, ricercando la verità per trovare giustizia. Ho cominciato a documentarmi sulle tecniche dell’aborto prendendo coscienza su cosa le avevano fatto, non sopportavo di leggere che l’aborto non provoca conseguenze sulla donna che lo pratica e soprattutto mi indignavano tutte le bugie che venivano dette per giustificare l’interruzione di gravidanza, prima tra tutte che con l’IVG si eliminava solo un grumo di cellule che in un secondo momento sarebbero diventate vita! Verità e giustizia sono state il motore della mia continua ricerca! Un giorno bussò alla porta della caritas parrocchiale una ragazza slava che voleva abortire e chiedeva aiuto per farlo. L’operatrice chiese al parroco come fare per aiutarla a tenere il bambino e don Lino, che conosceva bene il mio dramma, le suggerì di cercarmi per trovare insieme una soluzione. La ragazza si chiamava Daniela e quando me ne parlarono, capii che non poteva essere solo una coincidenza, era giunto il momento di iniziare la mia battaglia per la vita. Ci rivolgemmo al Segretariato Sociale per la Vita di Roma e l’operatrice, non solo ci aiutò a risolvere il caso ma andò oltre, comprese che avevo nel cuore un dolore immenso, Patrizia si rese conto che anche io ero passata attraverso la tragica esperienza dell’aborto e mi aiutò a rialzare lo sguardo, a perdonare, ritrovando il coraggio di affrontare la realtà… così è iniziata la mia rinascita. Con il suo aiuto abbiamo aperto un Centro di Aiuto alla Vita, all’inizio è stato molto difficile, ogni volta che una mamma sceglieva di interrompere la gravidanza per me era come rivivere il mio dolore, ma con il tempo sono riuscita a superare anche questo limite e quando incontro le donne che vogliono abortire le accolgo con amore e cerco di fargli “alzare lo sguardo” per vedere oltre, per trovare la ragione di vita che solo il figlio che portano nel grembo può dargli! Ogni bambino salvato dall’aborto e riconsegnato all’amore della sua mamma è la vittoria più grande che riusciamo a perseguire. In undici anni di attività, con l’aiuto di Dio, abbiamo salvato 100 bambini dall’aborto e più di 650 aiutati a nascere serenamente, un lavoro portato avanti con tenacia e sinergia da tutti gli operatori del Centro Quando parlo in pubblico e racconto la realtà dell’aborto, smascherando tutte le menzogne, vedo realizzate la verità e la giustizia Oggi ho 42 anni nel frattempo ho avuto il dono di altri quattro figli, il terzo, Andrea, non è riuscito a venire alla luce, al termine del quarto mese di gravidanza un distacco di placenta me lo ha portato via dal grembo ma non dal mio cuore! Mio marito è sempre stato accanto e tutto quello che ho potuto realizzare è stato grazie a lui e ai miei familiari, papà e mamma mi hanno sostenuto e aiutata, mia sorella e mio fratello hanno condiviso la mia battaglia. Oggi mio padre non c’è più, un incidente lo ha strappato via dai nostri affetti, sono sicura che si sta prendendo cura dei miei figli come quando era in vita; non ho fatto in tempo a dirgli che non provo rancore nei suoi confronti e oggi, che sono genitore comprendo il dramma che ha vissuto insieme a mamma e il desiderio di proteggermi. Con mamma ho avuto modo di parlare…poche parole, il suo amore è sempre stato così forte che non c’è stato bisogno di dirci altro, una frase ho colto più di tante altre e mi è rimasta dentro è la frase che mi ha definitivamente restituito mia figlia: -Se avessimo saputo ciò che sappiamo oggi, se qualcuno ci avesse aiutato a capire e a fare la scelta giusta, quel figlio l’avresti con te! Il Movimento per la Vita è la mia grande famiglia e il Centro di Aiuto allaVita è la Verità e Giustizia ritrovata! La mia esperienza non la nego e non la posso dimenticare ma oggi riesco a leggerla con un fine, niente accade per caso e tutto può avere un senso se cerchi con tenacia e ti affidi a Dio!!!
Da "MI HANNO ACCOLTO CON UN ABBRACCIO" di Giorgio Gibertini edizione Fede&cultura www.fedecultura.com |
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