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Associazione Culturale Ad Maiora |
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July 01 Fede adulta il contropiede di BenedettoSenza conformismi Fede adulta il contropiede di Benedetto Siamo tutti d’accordo: ci vuole un bel coraggio per essere anticonformisti, ma attenzione alle apparenze. Quest’affermazione oggi vive infatti un singolare rovesciamento concettuale, del quale è bene prendere coscienza. Il conformismo che si va stendendo come una glassa dolciastra sulla cultura diffusa non è certamente costituito da verità inossidabili – semmai dipinte come zavorra di un passato 'ideologico' – ma sembra piuttosto una miscela di opinioni impalpabili e fluttuanti fatte passare ormai come unica moneta spendibile nel confronto pubblico. Il pulviscolo delle idee tutte equivalenti, nessuna delle quali può permettersi una qualsiasi pretesa di verità, oscura la vista come una nebbia e consiglia sottilmente di attestarsi attorno a un pensiero minimo, magari banale e ovvio ma difficilmente soggetto a smentite plateali, su cui si può star certi che non si avranno noie. Tutti d’accordo su una ragionevolezza apparente, e guai a chi stona. Eccola, allora, la vera impresa per intelletti coraggiosi: risalire la torrenziale cascata dei luoghi comuni, che erode ogni punto fermo ed esalta l’uniformità del pensiero medio. Sfidare la caduta libera dell’intelligenza, per mettere in sicurezza l’umano. Al noioso conformismo dei nostri tempi, più paralizzante delle sabbie mobili, deve aver pensato Benedetto XVI quando domenica sera, nell’omelia con la quale ha chiuso l’Anno Paolino, ha tratteggiato con parole memorabili la figura del cristiano animato da una «fede adulta»: definizione logora e stanca, che il Papa ha bonificato una volta per tutte del suo retrogusto contestativo restituendola alla lettura vigorosamente evangelica impressa da san Paolo in persona quando – scrivendo agli Efesini – mise in guardia dal restare come «fanciulli in balia delle onde, trasportati di qua e di là da qualsiasi vento di dottrina ». Niente di più attuale. Lo «slogan diffuso» – sono parole del Papa – dipinge oggi come «matura» la fede del cattolico che «non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi pastori ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere», e che ha il «'coraggio' di esprimersi contro il magistero della Chiesa ». Bel coraggio davvero, questa «fede 'fai da te'»: uno zapping religioso e morale che odora di consumismo adolescenziale più che di 'maturità' cosciente di sé. Con sottile ironia, Benedetto annota che a contestare la Chiesa «in realtà non ci vuole del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso». Battuta impagabi-le, che da sola fa giustizia delle sfibranti ovvietà di chi alla vigilia dell’enciclica sociale dà per rottamata la 'questione antropologica': come se un pronunciamento pensionasse tutti gli altri. Il Papa rimette al suo posto ciò che fa 'grande' un credente enumerando che «fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento » e «riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore». Lo spieghiamo anche ai nostri figli: adulto è – o diventa tale – chi sa dire qualche no che gli costa, chi «non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente», chi «s’oppone ai venti della moda». Questi tratti inconfondibili di una personalità formata – e nessun pedagogista oserebbe smentirlo – sono gli stessi che nelle parole papali svelano una fede matura, consapevole che «questi venti – come ci ricorda ancora Benedetto – non sono il soffio dello Spirito Santo» ma altre brezze che spingono su una rotta diversa da quella di Cristo. Che occorra ardimento nel percorrerla tra gli applausi generali è davvero comico sostenerlo, eppure – fateci caso – è quello che ogni giorno ci viene ripetuto. Per fortuna, di anticonformisti veri almeno uno siamo sicuri di averlo incontrato. Ed è là, al timone che fu di Pietro. Francesco Ognibene April 08 AD MAIORA CONVEGNO CON AIPPCL’Aippc è lieta di segnalarvi l’evento (ecm) “Fratelli e sorelle” Parlare di fratelli e sorelle in un periodo di denatalità potrebbe sembrare un nostalgico richiamo a tempi passati. Eppure non è così: esiste una realtà nuova, quella delle famiglie numerose, che in assoluta controtendenza ripropongono il tema dei fratelli e delle sorelle all’attenzione della società.
“FRATELLI & SORELLE” Dinamiche, gelosie, rivalità e vincoli affettivi
I Convegno Nazionale FNC - IV Convegno Nazionale A.I.P.P.C. Sabato 2 maggio 2009 ore 9.00 Istituto San Giovanni Evangelista, Via Livorno 91 – Roma
Corso Ecm: Psi n. 9013178 – Med. 9013177 Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria
In Collaborazione con: Psichiatria Libera - Identità Cristiana – FederPsi - S.C.INT. - La Quercia Millenaria onlus - Associazione Insieme con te onlus - CISU (Centro Informazione e Stampa Universitario) - Circolo ItaliaEtica - Ad Maiora - Associazione Culturale Centro di Aiuto alla Vita di Roma - Centro di Consultazione Familiare “Betania”- Fondazione Toniolo
Programma: Dr. Giancarlo Archetti Presidente FNC Relazioni: Dr. Marco Scicchitano, Psicologo AIPPC La relazione fraterna: dinamiche psicologiche. Prof. Vittorio Lodolo D’Oria, FNC Fratelli a casa, compagni in classe: Famiglia e Scuola alleate o avversarie?Prof. Tonino Cantelmi, Presidente AIPPC La malattia e la morte di un fratello- La parola ai figli: testimonianze h. 11.00 Tavola Rotonda Introduce: D.ssa Maria Novella Luciani, Delegata alla promozione e tutela della Vita del Comune di Roma. Modera: Dott. Paolo Floris Presidente del Forum Famiglie Lazio Prof. Tonino Cantelmi Presidente AIPPC h.12.00 Presentazione del Libro “L’amico con la Elle maiuscola” Autore: dr. Giorgio Gibertini Presidente Centro di Aiuto alla Vita di Roma Dr. Lorenzo Schoepflin, collaboratore di Avvenire esperto in bioetica
h. 12.30 Pranzo Conviviale
h. 14.00 I fratelli nella Bibbia:
D.ssa Sabrina Paluzzi, La Quercia Millenaria Il caso di Abele
D.ssa Laura Viscardi, Centro di Consultazione Familiare “Betania” Il caso di Giacobbe
Dr. Claudio Gentili, Fondazione Toniolo Il caso di Giuseppe
h.14.45 Fratelli, sorelle e… arte!
Presenta: Avv Paolo Voltaggio, Presidente Identità Cristiana
A cura di: Francesco Barbaria
Con la partecipazione straordinaria di:
D’Istinto Valentino Vecchi & Deborah Baratelli & Simone Masciocchi
2senza3 Gabriele Voltaggio & Francesco Gervasi
Esibizioni Artistiche a cura dei figli
Ore 17.45 IV Assemblea Nazionale AIPPC
Conclusioni
Santa Messa - S.E. Mons. Davide Maccarri
Segreteria Scientifica: Dr. Marco Scicchitano, Psicologo Per info ECM e prenotazioni: 3314634451 giorgiavinci@yahoo.it Corso Ecm: Psi n. 9013178 – Med. 9013177
per visualizzare la locandina del convegno: www.aippc.net March 09 NUOVO LIBRO DI GIORGIO GIBERTINIIL NUOVO LIBRO DI GIORGIO GIBERTINIL'amico con la elle maiuscola - Giorgio Gibertini Jolly Giorgio Gibertini JollyL’amico con la elle maiuscola Introduzione del Ministro della Gioventù On. Giorgia Meloni Prefazione di Don Giovanni D’Ercole Recensione Una storia di amicizia, dall’inizio fino a morte naturale. Un amico si ammala, l’altro modifica la sua vita per stargli accanto e scoprire assieme il senso della vita sempre, in ogni momento, in ogni istante, fino all’ultimo, in qualsiasi condizione di salute. Mano nella mano affrontano il doloroso cammino verso la morte, ma che si rivela al tempo stesso verso la vita. Un romanzo di drammatica attualità che, aiutandosi con l’alta poesia, ci porta oltre le barricate ideologiche della morte per eutanasia per condurci nel mistero della vita. L’Autore Nato a Bollate (Milano) il 2 ottobre 1972, Giorgio Gibertini Jolly è giornalista e scrittore. Vive a Roma con la moglie Sara Orsini e i due figli Mauro e Massimo. È presidente dell’associazione culturale Ad Maiora e del Centro di aiuto alla vita di Roma. Il sito personale è www.giorgiogibertinijolly.spaces.live.com . Con Fede & Cultura ha pubblicato “Mi hanno accolto con un abbraccio”, storie vere di Vita accolta pur fra mille difficoltà. Nota breve La difesa della Vita in una storia di accompagnamento alla morte senza eutanasia Argomento: valori, vita, difesa della vita contro l’eutanasia Collana: Vita & ambiente 1 Pagine 72 Altezza 21 Larghezza 15 Tipo di copertina: brochure Prezzo: € 8,00 acquistabile online su http://www.fedecultura.com/ March 02 Il blocco mentale. Pierluigi BattistaIl blocco mentale. Pierluigi BattistaNel 2002, a un anno dalle elezioni perse contro Berlusconi, la sinistra stordita e sopraffatta dalla sindrome della sconfitta consegnò agli intellettuali girotondisti la missione di riaccendere lo spirito della grande battaglia contro il «Caimano»: fu l’inseguimento affannoso del radicalismo estremista, il rifugio nella sfera onirica della guerra totale contro il nemico. La sinistra riconquistò voti e tensione emotiva fino alla risicata vittoria del 2006.Ma quella fiammata, come i fatti si sono incaricati di dimostrare, era destinata a spegnersi nel peggiore dei modi. Oggi, a un anno dalla sconfitta del 2008 e dopo un’impressionante sequenza di rovesci culminata nella disfatta sarda e nella crisi devastante del Pd, la sinistra potrebbe trarre una salutare ispirazione da un altro intellettuale, un sociologo lontanissimo dalla tipologia girotondista ma che non ha mai nascosto la sua appartenenza alla cultura della sinistra: Marzio Barbagli. Nell’intervista rilasciata a Francesco Alberti per il Corriere, Barbagli racconta di una formidabile lotta tra i suoi «schematismi» culturali e i dati della realtà che lo hanno costretto, sul tema della criminalità connessa all’immigrazione, a rivedere drasticamente le proprie «ipotesi di partenza». «Non volevo vedere », confessa con cristallina onestà intellettuale Barbagli, «c’era qualcosa in me che si rifiutava di esaminare in maniera oggettiva i dati sull’incidenza dell’immigrazione rispetto alla criminalità. Ero condizionato dalle mie posizioni di uomo di sinistra. E quando finalmente ho cominciato a prendere atto della realtà e a scrivere che l’ondata migratoria ha avuto una pesante ricaduta sull’aumento di certi reati, alcuni colleghi mi hanno tolto il saluto». Il racconto di Barbagli riassume con grande pathos espressivo il senso di un percorso sofferto: «ho fatto il possibile per ingannare me stesso»; «era come se avessi un blocco mentale ». Fino alla conclusione catartica, ma malinconica e solitaria: «sono finalmente riuscito a tenere distinti i due piani: il ricercatore e l’uomo di sinistra. Ora sono un ricercatore. E nient’altro». La conclusione di Barbagli segna il dramma della sinistra italiana che si strazia nel vortice delle ripetute sconfitte. Il suo bagno nella realtà, il suo immergersi nei dati empirici per capire che cosa si muove nella società italiana senza essere percepito dagli occhiali deformanti del politicamente corretto, sanciscono un divorzio tragico tra il «ricercatore» e «l’uomo di sinistra». La sinistra lamenta ritualmente il proprio distacco dalla realtà, il proprio ripiegarsi autoreferenziale in una retorica incomprensibile al «vissuto » della società come realmente è e pensa. Ma per lasciarsi «assalire dalla realtà », come usava dire tra i liberal americani sommersi dall’ondata culturale neoconservatrice, deve impegnarsi per ricomporre la frattura esistenziale raccontata da Barbagli. Deve dimostrare che tra la «ricerca » e la sinistra, tra i «dati» e il discorso dominante nei suoi circuiti autisticamente chiusi in se stessi non c’è guerra o alterità, e che per risollevarsi occorre disfarsi del «blocco mentale» che l’ha paralizzata in questi anni, precludendosi ogni comunicazione con ciò che sta fuori di essa. Scegliere Barbagli e non chi gli «ha tolto il saluto». La realtà e non i sacerdoti di una «correttezza» politica sempre più vuota. (Corriere della Sera) February 11 COSTITUZIONE FILO SOVIETICA ED ELUANA: una riflessioneChe la Costituzione italiana sia nata da un compromesso con la cultura filosovietica non è certo una novità, visto che i partiti democratici dovevano fare i conti con il Pci, ossia con il partito comunista più grande d'Occidente, e da tempo immemorabile si discute se sia giusto che la Repubblica italiana sia fondata sul lavoro e non sulla libertà. Dunque Berlusconi non ha proprio offeso nessuno quando ha detto che la nostra Carta fondante risente, nella sua formulazione, del clima postbellico e che fu condizionata nella sua stesura da alcuni costituenti formati alla scuola dei Soviet. Basti pensare che nella scorsa legislatura fu presentato da una parlamentare del Pd, la radicale Poretti, un disegno di legge di revisione costituzionale che chiede di modificare l'articolo 1 perché i costituenti ritennero necessario qualificare la Repubblica con l'aggettivo democratica, proprio come nei Paesi dell'est. Il primo articolo infatti recita: "L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro". Si trattò di una mediazione. I parlamentari del Pci, guidati da un Togliatti che era appena rientrato da Mosca, avrebbero voluto una formulazione ancora più "sovietica": "L'Italia è una repubblica democratica di lavoratori". Furono Fanfani e Moro a trovare la mediazione, proponendo il testo che fu poi approvato. I costituenti liberali si opposero, ma finirono in minoranza. Fu infatti bocciato il loro emendamento che proponeva un testo molto più in linea con le democrazie occidentali: "L'Italia è una Repubblica fondata sui diritti di libertà e sui diritti del lavoro". L'avevano proposto, tra gli altri, La Malfa e Silone. Ma non è l'unico caso, quello dell'articolo 1, su cui la sinistra in questi giorni sta portando avanti una polemica del tutto fuori luogo. Nel dibattito sul caso Englaro, anche ieri sera a Porta a porta, si è tentato di trovare nella Costituzione significati diversi rispetto a quelli finora riconosciuti, cercando di dimostrare la presenza di un "vuoto normativo". L'articolo 32 viene visto come la chiave di lettura di tutto e se ne denuncia la non attuazione: mancherebbe - si dice - una normativa che disciplini il pieno diritto all'autodeterminazione del paziente. Prima di invocarlo è però necessario capire come viene realmente inteso dalla nostra Costituzione e quali sono le situazioni che essa vuole tutelare. La nostra Carta ha un impianto personalista ed egualitario, come emerge dagli articoli 2 e 3. Questi principi sono innovativi rispetto alla concezione liberale, che vedeva la persona come semplice individuo riconoscendo il principio di uguaglianza in termini solo formali. I costituenti hanno ripensato invece questi concetti, considerando centrale il valore non solo dell'autonomia dell'individuo, ma anche delle relazioni e dei legami solidaristici, tutelando i rapporti familiari, religiosi, associativi. Dunque, il diritto della persona va inquadrato nel contesto dei valori della società che lo circonda, e quindi l'articolo 32 non può essere inteso come la chiave per arrivare a una sorta di suicidio assistito. Molti di coloro che sostengono la necessità di una legge contro l'accanimento terapeutico invocano, in realtà, una legge sull'eutanasia. Invece, l'articolo 32 afferma proprio il contrario, e cioè che non è possibile chiedere a un soggetto di compiere atti contro la vita di un altro. La mozione che il Pdl ha presentato oggi al Senato, così come l'impianto-base della legge presentata dal governo, tende giustamente a distinguere tra terapie e alimentazione. Se il rifiuto delle prime può essere inteso come un "no" all'accanimento terapeutico, questo non può valere per cibo e acqua. E' questo il vero vuoto normativo che va colmato, per evitare in Italia nuovi casi di eutanasia come quello di Eluana, introdotto surrettiziamente nel nostro ordinamento da un decreto della magistratura. Né sciacalli né assassini. Non almeno in Parlamento, dove i toni esagerati, nei momenti topici per il Paese, ci sono sempre stati, come in tutti i parlamenti del mondo; e chi oggi se ne scandalizza e si appella al politicamente corretto dovrebbe ricordarlo. O preferiamo la politica tutta salamelecchi e sussiego istituzionale? Non sciacalli e assassini, ma responsabilità sì. E qui l'elenco è piuttosto lungo, ed andrà fatto, non per imbastire processi ma per rendere conto, com'è giusto in democrazia, agli elettori sovrani e per non ripetere gli errori di questi giorni e di questi mesi. Sugli aspetti medici e sui possibili risvolti giudiziari della morte di Eluana, se il suo distacco sia stato troppo repentino o accelerato, indaga chi di dovere. Magistrati e medici che ci auguriamo stavolta non di parte: né pasdaran nell'eutanasia, né ultraortodossi dell'accanimento terapeutico. Ora non dovrebbe essere impossibile. Sulle responsabilità - non sulle colpe - della politica è giusto che rifletta e riferisca il Palazzo. E dunque non si può non partire dall'avvio della procedura di disidratazione e distacco dell'alimentazione su Eluana, che il disegno di legge del governo ha cercato di bloccare. Il governo è stato battuto sul tempo, ma ciò non sarebbe ovviamente accaduto se la corsa non fosse cominciata, se non fosse stata consentita. A questo mirava il decreto del 6 febbraio. Decreto bocciato preventivamente e successivamente da Giorgio Napolitano per incostituzionalità (si scontrava con una sentenza della Cassazione) e per mancanza dei requisiti di necessità e urgenza. Si è discusso a lungo di questo ultimo aspetto, a chi spetti decidere su che cosa è necessario ed urgente. Si è perfino arrivati a dire che attraverso quel decreto il governo e Silvio Berlusconi miravano ad attaccare il capo dello Stato e la Costituzione. Oggi la realtà mostra purtroppo che la necessità e l'urgenza c'erano, e che il decreto avrebbe "semplicemente" salvato una vita. Chi conosce Napolitano ne ha rispetto e sa quanto sia alieno dalle strumentalizzazioni che in questi giorni hanno invece caratterizzato la sua (ex?) parte politica. Napolitano non è mai stato uomo da barricate e da spettacolarizzazioni. Questo dovrebbe però indurlo, lui per primo, a riflettere sulle responsabilità delle istituzioni quando anziché guardare alla sostanza (la vita e la morte di Eluana) guardano eccessivamente alla forma: l'equilibrio dei poteri, il "rispetto" di una sfilza di pronunciamenti giudiziari, soprattutto l'ultimo, la Cassazione appunto, che come è noto si pronuncia anch'essa sulla forma, non sulla sostanza delle sentenze. Di forma in forma, di formalismo in formalismo, la politica è stata incapace di salvare una vita, scegliendo invece - da parte della sinistra - una strumentalizzazione assurda, la difesa della Costituzione, che oggi rivela tragicamente tutta la propria meschinità. Se Eluana non fosse morta ieri sera, oggi avremmo il Pd e Oscar Luigi Scalfaro a manifestare in piazza per difendere la Costituzione dalle "grinfie" di Berlusconi. Assurdo, no? E a proposito: qualcuno si è ricordato che la carta costituzionale, all'articolo 2, riconosce i diritti inviolabili dell'uomo (tra i quali quello della vita) come naturali, cioè non creati dallo Stato, ma ad esse preesistenti, stabilendo esplicitamente che le leggi devono garantire e provvedere a tali diritti? Comunque, l'epilogo di queste ore dimostra senza ombra di dubbio almeno tre cose:
Ovviamente c'è chi fin dall'inizio si è battuto perché Eluana morisse o fosse lasciata morire, o fosse indotta alla morte. Ed oggi quasi celebra la scomparsa della ragazza come una sorta di liberazione, se non di vittoria. Per alcuni è una posizione filosofica, che merita un certo rispetto anche da parte di chi non la condivide. Per molti altri, però, è pura ideologia, di nuovo strumentalizzazione, una cultura della morte con l'aggravante del doppio fine politico, che di rispetto ne merita ben poco. Ma, ripetiamo, non è questo il punto. Il punto riguarda le responsabilità ed i formalismi che mai come in questa vicenda hanno mostrato tutti i loro limiti. Se non si chiariscono i meccanismi decisionali che devono regolare i momenti cruciali del Paese (e la vita e la morte sono certamente tra questi), la tragedia e gli errori potranno ripetersi. Ed a proposito di responsabilità, qualcuno, nel Pd, e ancora di più nell'Udc, ha ricordato i ritardi, anche della maggioranza, nella legge sul testamento biologico. Impegnandosi, da parte della sinistra, a votarla oggi quella legge, assieme al centrodestra. Giusto anche questo, anche se occorre ricordare che la proposta di legge presentata in Senato è del Pdl, e ne riunisce e raccoglie altre 10 esistenti, alcune del Pd, alcune frutto del contributo di scienziati come Umberto Veronesi. C'è stato ritardo nel ricordarsi di quella proposta (peraltro depositata in commissione Sanità di palazzo Madama il 27 gennaio 2009, non un secolo fa), ed oggi c'è l'impegno del Pd a votare quel testo in modo bipartisan. Vedremo se stavolta la sinistra e l'Udc manterranno la parola, e se passata l'ondata di emotività di queste ore sapranno agire in modo coerente e responsabile. Vedremo soprattutto se la sinistra saprà liberarsi di quell'assurdo capovolgimento della realtà a cui abbiamo assistito in queste ore. E' stato detto, dalla sinistra, tra le molte parole pronunciate a sproposito, che l'intervento del governo avrebbe costituito un'ingerenza dello Stato nella libertà dell'individuo. Quasi che la libertà si identificasse con la morte di una persona. I fatti hanno dolorosamente dimostrato il contrario. Non la difesa dello Stato e dello statalismo, ma la difesa della vita, la maggiore espressione di libertà, aveva animato il governo. E non la difesa dell'individuo, ma l'arroccamento nei formalismi giuridico-statalisti ha contraddistinto la campagna di questi giorni della sinistra. Questi sono i fatti e nessuno li può smentire. Per come è finita esistono, ripetiamo, colpe, angoli oscuri e responsabilità. La politica e le istituzioni si occupino di queste ultime, facciano se possibile un esame di coscienza. E per tutti, anche per i più laici, può valere la preghiera del Vaticano: "Che Dio li perdoni". Poche parole molto eloquenti.
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